Vitaliano Brancati nasce a Pachino in provincia di Siracusa il 24 luglio del 1907 da Rosario, avvocato con interessi letterari, e da Maria Antonietta Ciàvola. Entrambi i genitori appartengono alla media borghesia locale.
A causa dei frequenti spostamenti del padre, impiegato di prefettura, l’infanzia del piccolo Vitaliano trascorre fra Pachino, Ispica e Modica.
Noi abbiamo la fanciullezza lontana, molto lontana, in un secolo diverso. I novantenni di altri tempi avevano la fanciullezza più vicina di quanto non l’ abbiamo noi oggi.
Cosi Vitaliano Brancati vedeva se stesso nel romanzo Singolare avventura di viaggio del 1934.
Non si può separare l’opera letteraria del Brancati dalla Sicilia; la quale non è soltanto la radice, il luogo sorgivo della sua ispirazione, ma vi assurge a simbolo di una particolare condizione umana.
Nel 1920 in seguito a ulteriori trasferimenti del
padre, il giovane Brancati si stabilisce a Catania, la città della sua formazione, che diverrà il topos privilegiato della sua invenzione letteraria.
Al liceo classico conosce il grecista e poeta Francesco Guglielmino, al quale lo scrittore rimane legato da grande affetto e stima.
All’età di quindici - sedici, anni Brancati è uno scrittore ancora acerbo che scimmiotta molto i modi sofisticati di Gabriele D’Annunzio, il grande poeta estetizzante, enfatico, che cerca di colpire il lettore con parole ad effetto.
Nel 1924 Brancati fonda e dirige la rivista Ebe, di chiara ispirazione dannunziana. Nello stesso anno si iscrive al partito fascista. Tra il 1924 e il 1926 compone il poema drammatico Fedor, pubblicato a Catania nel 1928 con una dedica all’amico Borghese. Sempre nel 1928 scrive il mito in un atto Everest, che si ispira alla figura di Mussolini. Intanto la sua formazione lo porta a leggere Ibsen, Pirandello, Gentile, Leopardi, Bergson.
Nel 1929 si laurea in Lettere con una tesi su Federico De Roberto, critico, psicologo e novelliere, dando così inizio a un interresse costante per l’opera e l’onestà intellettuale dello scrittore autore dei Viceré.
Nel 1930 Brancati incontra a Perugia Borghese, lo scrittore e critico per il quale già nutre grande ammirazione e stima, come testimoniano i numerosi articoli su di lui pubblicati proprio in questo periodo sul Giornale dell’Isola e sul Popolo di Sicilia.
Nel 1931 Brancati viene ricevuto da Benito Mussolini al quale era stato
segnalato con la pubbicazione di Everest.
Intanto si fa più intensa la collaborazione dello scrittore a giornali e riviste, quali Lavoro fascista, Critica fascista, la rivista di Bottai, e Popolo di Sicilia.